

“Il caso italiano offre una versione patologica dei giochi di manipolazione che caratterizzano i mass media, e in particolare la televisione, in tutto il mondo” (Castells)
Castells, uno spagnolo, naturalizzato statunitense che ha studiato alla Sorbona e che, a quanto pare, conosce l’Italia, anzi l’italianità, meglio degli stessi abitanti dello stivale.
Ingurgitati in un sistema che mira a permeare ogni fonte di conoscenza e informazione, l’italiano medio che non vede, non sente e non parla, passeggia ogni giorno tra le crepe e le ipocrisie del proprio paese disinteressandosene o, ancora peggio, non vedendole. Peggio, perché indica patologia.
L’Italia è il paese delle decadenze di reato o dei patteggiamenti che divengono con nonchalance assoluzioni o dichiarazioni di innocenza. A poco servono pare voci come quella di Travaglio che scrive: “Condannato, cioè innocente” a titolo di un suo editoriale: la passerella di paradossi ai limiti ell’assurdo non sembra stupire più alcun spettatore (ahimè, elettore) e neanche una contraddizione in termini sembra più sortire effetto. Basta un colpo di spugna e le notizie vengono nascoste dietro altre, vengono rimosse.
Siamo come assuefatti dall’assurdo.
L’Italia è il paese dei plastici in tv e delle gite sui luoghi del crimine. Se tutto è spettacolo, anche la morte lo diventa. Lo share di decine di trasmissioni vive sulla morte delle Scazzi, delle Gambirasio, dei Tommy di turno. Con presentatrici accorate e conduttori calati nei panni di poco credibili Sherlock Holmes. Il business sembra trovare porto anche negli omicidi: più sono efferati, più sono sconvolgenti meglio è. Ed ecco che pulman di turisti, turisti!!!, si addentrano per le strade di Avetrana alla ricerca della casa incriminata. La tv sfrutta i delitti e il pubblico sta al gioco, ci prende, pare, gusto.
L’Italia è il paese dei “culona inchiavabile” e “chi vota a sinistra è coglione” che sembrano star bene ormai sulla bocca di un politico. Umorismo non compreso, sembra essere la scusa più quotata. Ma da quanto i parlamentari son pagati per fare i barzellettieri? Non ha Zelig un cast già piuttosto nutrito?
L’Italia è il Paese delle “Europa 7″, da considerare non solo come vicenda di una televisione danneggiata in passato nel suo potenziale potere di trasmissione a favore di Rete4, ma come soggetto standard italiano, sottostante a favoritismi e irregolarità che diventano legge.
L’Italia è il Paese dove la Mafia, ci dicono, non esiste. Ma le immagini dei funerali di Falcone, Borsellino, Impastato, per nominare solo i più noti, raccontano altro.
Il problema è sempre lo stesso: le prove palesi danno una versione, i parolieri un’altra. E c’è da chiedersi perché gli elettori diano sempre ascolto ai secondi.
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(via mangorosa)
B. Yoshimoto (via luciacl
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Fabrizio De Andre’ e i miei pensieri feroci
ma dove, dov’è il tuo cuore? Ma dove è finito il tuo cuore?
(via scrokkalanotizia)
“La verità è che non gli piaci abbastanza” (via spucy
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E tra un mesetto saremo così…io, Parma e la bicicletta *-*
(Fonte: misterhawannagofast, via freemind)