Non sono cattiva, ho solo il sarcasmo pronunciato
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About: Astral aka Angie. Pseudonimo che mi accompagna da anni sul web e nome reale. Si dice che ognuno di noi nasca piangendo mentre tutti ridono, io sono nata piangendo mentre tutti mangiavano: sfiga di chi, come me, rompe le acque alla madre - nonché le palle a personale medico e parenti intenti in cenoni pantagruelici - sotto feste. Fanwriter a caccia (delle Muse che se la sono filata da un anno circa), lettrice compulsiva, aspirante giornalista.

scrokkalanotizia:

Fabrizio de André - Il bombarolo



Non sono un consumatore, sono una persona

Non sono un consumatore, sono una persona

(Fonte: placeboseverywhere, via salsedine)

superfuji:

camereaperte2011.openpolis

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camereaperte2011.openpolis

E le migrazioni da Splinder... http://whymonalisasmile.wordpress.com/
“Il caso italiano offre una versione patologica dei giochi di  manipolazione che caratterizzano i mass media, e in particolare la  televisione, in tutto il mondo” (Castells)
Castells, uno spagnolo, naturalizzato statunitense che ha studiato  alla Sorbona e che, a quanto pare, conosce l’Italia, anzi l’italianità,  meglio degli stessi abitanti dello stivale.
Ingurgitati in un sistema che mira a permeare ogni fonte di  conoscenza e informazione, l’italiano medio che non vede, non sente e  non parla, passeggia ogni giorno tra le crepe e le ipocrisie del proprio  paese disinteressandosene o, ancora peggio, non vedendole. Peggio,  perché indica patologia.
L’Italia è il paese delle decadenze di reato o dei patteggiamenti che  divengono con nonchalance assoluzioni o dichiarazioni di innocenza. A  poco servono pare voci come quella di Travaglio che scrive: “Condannato,  cioè innocente” a titolo di un suo editoriale: la passerella di  paradossi ai limiti ell’assurdo non sembra stupire più alcun spettatore  (ahimè, elettore) e neanche una contraddizione in termini sembra più  sortire effetto. Basta un colpo di spugna e le notizie vengono nascoste  dietro altre, vengono rimosse.
Siamo come assuefatti dall’assurdo.
L’Italia è il paese dei plastici in tv e delle gite sui luoghi del  crimine. Se tutto è spettacolo, anche la morte lo diventa. Lo share di  decine di trasmissioni vive sulla morte delle Scazzi, delle Gambirasio,  dei Tommy di turno. Con presentatrici accorate e conduttori calati nei  panni di poco credibili Sherlock Holmes. Il business sembra trovare  porto anche negli omicidi: più sono efferati, più sono sconvolgenti  meglio è. Ed ecco che pulman di turisti, turisti!!!, si addentrano per  le strade di Avetrana alla ricerca della casa incriminata. La tv sfrutta  i delitti e il pubblico sta al gioco, ci prende, pare, gusto.
L’Italia è il paese dei “culona inchiavabile” e “chi vota  a sinistra  è coglione” che sembrano star bene ormai sulla bocca di un politico.  Umorismo non compreso, sembra essere la scusa più quotata. Ma da quanto i  parlamentari son pagati per fare i barzellettieri? Non ha Zelig un cast  già piuttosto nutrito?

L’Italia è il Paese delle “Europa 7″, da considerare non solo come  vicenda di una televisione danneggiata in passato nel suo potenziale  potere di trasmissione a favore di Rete4, ma come soggetto standard  italiano, sottostante a favoritismi e irregolarità che diventano legge.
L’Italia è il Paese dove la Mafia, ci dicono, non esiste. Ma le  immagini dei funerali di Falcone, Borsellino, Impastato, per nominare  solo i più noti, raccontano altro.
Il problema è sempre lo stesso: le prove palesi danno una versione, i  parolieri un’altra. E c’è da chiedersi perché gli elettori diano sempre  ascolto ai secondi.

“Il caso italiano offre una versione patologica dei giochi di manipolazione che caratterizzano i mass media, e in particolare la televisione, in tutto il mondo” (Castells)

Castells, uno spagnolo, naturalizzato statunitense che ha studiato alla Sorbona e che, a quanto pare, conosce l’Italia, anzi l’italianità, meglio degli stessi abitanti dello stivale.

Ingurgitati in un sistema che mira a permeare ogni fonte di conoscenza e informazione, l’italiano medio che non vede, non sente e non parla, passeggia ogni giorno tra le crepe e le ipocrisie del proprio paese disinteressandosene o, ancora peggio, non vedendole. Peggio, perché indica patologia.

L’Italia è il paese delle decadenze di reato o dei patteggiamenti che divengono con nonchalance assoluzioni o dichiarazioni di innocenza. A poco servono pare voci come quella di Travaglio che scrive: “Condannato, cioè innocente” a titolo di un suo editoriale: la passerella di paradossi ai limiti ell’assurdo non sembra stupire più alcun spettatore (ahimè, elettore) e neanche una contraddizione in termini sembra più sortire effetto. Basta un colpo di spugna e le notizie vengono nascoste dietro altre, vengono rimosse.

Siamo come assuefatti dall’assurdo.

L’Italia è il paese dei plastici in tv e delle gite sui luoghi del crimine. Se tutto è spettacolo, anche la morte lo diventa. Lo share di decine di trasmissioni vive sulla morte delle Scazzi, delle Gambirasio, dei Tommy di turno. Con presentatrici accorate e conduttori calati nei panni di poco credibili Sherlock Holmes. Il business sembra trovare porto anche negli omicidi: più sono efferati, più sono sconvolgenti meglio è. Ed ecco che pulman di turisti, turisti!!!, si addentrano per le strade di Avetrana alla ricerca della casa incriminata. La tv sfrutta i delitti e il pubblico sta al gioco, ci prende, pare, gusto.

L’Italia è il paese dei “culona inchiavabile” e “chi vota  a sinistra è coglione” che sembrano star bene ormai sulla bocca di un politico. Umorismo non compreso, sembra essere la scusa più quotata. Ma da quanto i parlamentari son pagati per fare i barzellettieri? Non ha Zelig un cast già piuttosto nutrito?

L’Italia è il Paese delle “Europa 7″, da considerare non solo come vicenda di una televisione danneggiata in passato nel suo potenziale potere di trasmissione a favore di Rete4, ma come soggetto standard italiano, sottostante a favoritismi e irregolarità che diventano legge.

L’Italia è il Paese dove la Mafia, ci dicono, non esiste. Ma le immagini dei funerali di Falcone, Borsellino, Impastato, per nominare solo i più noti, raccontano altro.

Il problema è sempre lo stesso: le prove palesi danno una versione, i parolieri un’altra. E c’è da chiedersi perché gli elettori diano sempre ascolto ai secondi.

“Flashmob, da Londra a Città del Messico tutti in mutande sul metrò. Da noi la chiamano “Finanziaria”.”

InkKiller (via mangorosa

)

(via mangorosa)

“Può anche darsi che io faccia finta di non sperarci proprio perché ci spero troppo.”

B. Yoshimoto (via luciacl

)

madonnaliberaprofessionista:

serenaussie:

Fabrizio De Andre’ e i miei pensieri feroci

ma dove, dov’è il tuo cuore? Ma dove è finito il tuo cuore?

madonnaliberaprofessionista:

serenaussie:

Fabrizio De Andre’ e i miei pensieri feroci

ma dove, dov’è il tuo cuore? Ma dove è finito il tuo cuore?

(via scrokkalanotizia)

“La regola dice che se un uomo non ti chiama, è perchè non vuole chiamarti. Se ti tratta come se non gliene fregasse un cazzo, è perchè non gliene frega un cazzo. Se ti tradisce, è perchè non gli piaci abbastanza. Non esistono uomini spaventati, confusi, disillusi. Non esistono uomini tragicamente segnati dalle passate esperienze, bisognosi d’aiuto, bisognosi di tempo. Gli uomini si dividono in due categorie soltanto: quelli che ti vogliono. E quelli che non ti vogliono. Tutto il resto è una scusa. Non consumare le tue belle scarpe nuove (e neppure quelle vecchie) per correre dietro un uomo che non ti vuole. Usale, piuttosto, per prenderlo a calci in culo. Impara l’arte dell’essere donna. Impara l’arte di ottenere dagli uomini quello che desideri, non sbattendo i piedini, ma facendogli credere che siano stati loro a decidere. Impara a scegliere, invece che essere scelta.”

“La verità è che non gli piaci abbastanza” (via spucy

)

E tra un mesetto saremo così…io, Parma e la bicicletta *-*

E tra un mesetto saremo così…io, Parma e la bicicletta *-*

(Fonte: misterhawannagofast, via freemind)

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